Matrimonio civile o religioso: quale scegliere

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Introduzione

La decisione più importante della tua vita, quella che determina tutto il tuo futuro. Scegliere di sposarsi. Ma quale matrimonio scegliere, quello religioso o civile? Due opzioni fondamentalmente simili, ma con grandi differenze da ponderare se si vuole pronunciare senza tentennamenti il fatidico 'Lo voglio'. Naturalmente potrebbero intervenire ragioni diverse a guidare la scelta, che deve essere del tutto libera per entrambe i soggetti. Di seguito cerchiamo di mettere in risalto le differenze che i due "contratti" matrimoniali implicano.

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Occorrente

  • rispetto
  • fiducia
  • amore incondizionato
  • appoggio
  • promessa
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Diciamo che il primo sparti acque è la fede religiosa di ciascuno e quando la coppia sia praticante nelle intenzioni. Sia il matrimonio civile che quello religioso sono due pratiche che hanno come fondamento l'amore tra i coniugi e la volontà di stare insieme 'finché morte non ci separi'. Eppure perché si dovrebbe scegliere il matrimonio civile invece che quello religioso o viceversa?
Partiamo subito nell'evidenziare le sostanziali differenze.

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Lasciando da parte il lato sentimentale, il matrimonio civile di fatto è un patto (sostanzialmente un contratto) regolato a norma di legge, che due individui di genere diverso (donna e uomo) stipulano al cospetto della comunità, la quale assiste al giuramento. La società è rappresentata in primis dall'ufficiale civile (spesso il sindaco) che amministra il matrimonio. La forma contrattuale che si instaura (atto matrimoniale) prevede né più né meno che diritti e doveri dei contraenti, che in tal caso sono i coniugi.

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Nel matrimonio religioso tutto quanto sopra descritto per il matrimonio civile è comunque compreso, ma si aggiunge ad esso un "patto" con Dio: irreversibile per la sua solennità. Nel matrimonio religioso, Dio si unisce insieme al marito e alla moglie, e con loro si sposa benedicendo e santificando la loro unione eterna.

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Analizziamo le differenze dal punto di vista legale e quindi al cospetto della legge.
Il matrimonio civile è revocabile e questo costituisce una prima importante differenza rispetto a quello religioso; quest'ultimo, che una volta proclamato al cospetto della comunità di fedeli e a Dio, è inscindibile.

Il matrimonio religioso non prevede un divorzio, poiché Dio è presente nell'amore e nell'unione dei due sposi, pertanto è impensabile la dissoluzione di questo legame. Per la Chiesa i due coniugi rimangono tali anche se di fatto decidessero, dal punto di vista legale, per un divorzio.
Diciamo quindi che il matrimonio religioso ha senso, se si è disposti a fare un atto di fede, e riporre tutta la propria fiducia nelle mani dell'altro e di Dio, il quale promette, per la fede, di aiutarli a essere capaci di quella forza necessaria a restare legati l'uno all'altra per sempre.

Il matrimonio civile non dona questa certezza, di cui può godere chi ha il privilegio di credere.

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Ovviamente sta alla coppia adesso decidere se formalizzare il proprio amore di fronte allo Stato, diventando marito e moglie in comune, oppure se assumersi l'enorme responsabilità di una promessa indissolubile che Dio salverà e proteggerà per tutta la vita. La cosa certa comunque è che qualunque scelta la coppia decida di fare (matrimonio religioso o civile) essa dovrà essere fatta sulla base dell'amore, del rispetto e della fiducia reciproca. Perché se una promessa di matrimonio, dal punto di vista legale è scindibile, dal punto di vista morale ed emotivo riporta delle implicazioni indelebili.

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